“BLUE SUNDAY” DEI DOORS: UN SOGNO AD OCCHI APERTI DI JIM MORRISON
Un ampio accordo
all’unisono interrompe improvvisamente la corsa sincopata di “Pece Frog”,
capolavoro rock nonché traccia numero quattro del lato A di “Morrrison Hotel”,
il quinto LP dei Doors (pubblicato nel febbraio 1970).
Ad emergere da
questa sottile cortina sonora sono i riflessivi pensieri del basso elettrico
suonato del sessionman Ray Neopolitan, i quali ci trasportano in un rock lento dall’atmosfera
del tutto differente: “Blue Sunday” (scritta dal cantante della band Jim
Morrison).
L’ambientazione di
questa breve e poetica canzone è suggestivamente tracciata da uno strumento che
ne connota con limpida serenità la sognante corrente musicale.
Si tratta della
morbida luminosità proiettata dall’organo elettrico di Ray Manzarek (in questo
caso un Gibson G101), il quale imbastisce uno sfondo piacevolmente pervasivo
sulle note acute della tastiera, simile alla calda luce di un pomeriggio estivo.
In questo
scenario pigramente estatico fanno il loro prudente ingresso la batteria di
John Densmore, suonata con le spazzole per attutirne il colpi cautamente
ritmati, e il delicato arpeggio, soffuso dal riverbero, prodotto dalla chitarra
di Robby Krieger.
Il chitarrista
abbellisce il suo accompagnamento ritmico tramite glissando e vibrati che rimarcano
con levigata emotività la natura sentimentale ed intima della composizione.
Viene così a
crearsi un arrangiamento in netto contrasto con quello di “Peace Frog”, benché
i due pezzi siano uniti nel disco l’uno di seguito all’altro senza soluzione di
continuità.
Su questa
scenografia sonora soavemente rarefatta si distende la voce dai colori scuri di
Jim Morrison.
Ben lontana dalle
aspre invettive che lo avevano visto protagonista dell’incidente del concerto
di Miami circa otto mesi prima, qui la vocalità del musicista è sensibile,
tranquilla, composta, come se fosse trattenuta dal pudore provato nel parlare pubblicamente
dei propri sentimenti.
Nel complesso la
performance vocale è improntata al celebre timbro e stile canoro “alla Frank Sinatra” usato
anche in altri pezzi dei Doors da Morrison (qui il link all’articolo dove ne parlo
approfonditamente).
In fine, citiamo i
vocalizzi astratti accennati dal min. 1.21 al min. 1.26, i quali, sebbene siano
qui declinati in maniera maggiormente poetica, richiamano quelli usati nella
chiusura di “Love Street” quasi due anni prima.
Una particolarità
singolare di questa canzone è individuabile nella sua costruzione.
La strofa rappresenta
il punto di maggiore interesse e, tuttavia, compare solamente all’inizio del
pezzo (dal min. 0.18 al min. 0.43) per poi essere seguita dallo stringato ritornello
e da due sequenze middle eight – ritornello.
A variare questa insolita
struttura è il conciso assolo di Krieger alla chitarra elettrica, il quale,
sebbene non rientri tra i suoi momenti di massima ispirazione, ricorda efficacemente
il languido sguardo dell’amante rapito nella contemplazione del proprio cuore.
Questa parte di
chitarra solista si fonda su di un altro assolo di Krieger,
quello che possiamo ascoltare in “You’re Lost Little Girl”, canzone contenuta
nel secondo, meraviglioso, LP della band (“Strange Days”, pubblicato il 25 settembre
1967).
“Blue Sunday”
prende vita all’inizio dell’estate 1969 come romantica dichiarazione d’amore di
Morrison a Pamela Courson, con la quale il frontmen intratteneva da alcuni anni
una complicata ed intermittente relazione di coppia.
Il testo,
apparentemente convenzionale nei termini utilizzati e nella tematica trattata,
ci svela in realtà una sfaccettatura piuttosto personale della sfera privata di
Morrison.
Celebrando il suo
sentimento per Pamela e dipingendo le tenui tinte della felicità che ne deriva,
egli idealizza un aspetto della propria vita in realtà frammentato e
conflittuale.
Infatti, la
storia d’amore che attraversa l’ultima parte della breve vita di Morrison era
non solo contrassegnata da frequenti e violenti litigi ed incomprensioni, ma, in
aggiunta, era punteggiata da altre relazioni fugaci e prive di seguito quanto ricorrenti.
Questa
composizione tenta quindi di esorcizzare, o nascondere, la contraddizione tra l’inclinazione
profonda nei confronti di Pamela e il comportamento trasgressivo del cantante,
per di più condizionato dalla fama raggiunta.
Il brano viene
portato in concerto ben prima delle registrazioni di “Morrison Hotel” (avvenute
nel novembre e dicembre 1969), infatti la sua prima apparizione è all’Aquarius
Theatre di Los Angeles nel luglio 1969 (qui il link).
Qui troviamo il
pezzo è già connesso a “Pece Frog” (che però è eseguita ancora in versione
strumentale), confermando così che l’idea di presentare le due composizioni
senza interruzioni era maturata molti mesi prima dell’incisione in studio.
Sia la struttura
che l’arrangiamento sono qui completamente definiti, come anche la linea
vocale, sottolineando con enfasi come la spinta creativa del gruppo
californiano non si fosse esaurita dopo le estenuanti registrazioni dell’album precedente
(“The Soft Parade”).
A partire dall’estate
’69, “Blue Sunday” viene suonata live in diverse occasioni, soprattutto nel
corso del tour promozionale dell’album “Morrison Hotel” nel quale era contenuta
(il tour è partito nel gennaio 1970 ed è terminato nell’agosto dello stesso
anno).
In questo
contesto vale la pena di citare la versione della canzone presente nella
scaletta di uno dei concerti del tour stesso: quello tenutosi al Felt Forum di
New York il 17 e 18 gennaio 1970 (qui il link).
Erroneamente giudicato da molti un riempitivo, “Blue Sunday” si rivela ad un ascoltatore più attento come un sogno ad occhi aperti dalla evanescente e sfumata musicalità, una dolce illusione tradotta dalle profondità vocali più tenere di Morrison in accorati e vani versi d’amore.
P.S.: Il mio libro “The Doors Attraverso Strange Days” è uscito ed è disponibile su tutte le principali piattaforme. Il più completo viaggio mai fatto attraverso il secondo LP dei Doors. Di seguito qualche link:
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