DOPO MIAMI: I DOORS SUONANO IN TV NELL’APRILE 1969

 

Dopo il famigerato concerto di Miami del 3 marzo 1969, la carriera dei Doors stava correndo il rischio di deragliare. Nel lungo periodo, il live in questione ha selvaggiamente segnato la storia della musica contemporanea, tuttavia, le sue conseguenze immediate facevano presagire rilevanti problematiche per la band.

Non solo il cantante del gruppo, Jim Morrison, era sotto accusa per diversi reati legati al suo comportamento sul palco quella sera, ma più di quindici concerti erano stati cancellati (vale a dire tutto il tour che era appena iniziato proprio da Miami).

Sullo sfondo di questa difficile situazione, i Doors stavano concludendo le controverse e accidentate registrazioni del loro quarto album (“The Soft Parade”, poi pubblicato nel luglio ‘69).

Fu con piacere, quindi, che essi accettarono la possibilità di apparire in uno speciale televisivo filmato a New York il 28 e 29 aprile 1969 e chiamato “Critique”.

Si trattava di una buona opportunità per riapparire in pubblico, sebbene attraverso il filtro della televisione, e provare così a far dimenticare gli eccessi di Miami.

Lo spettacolo, mandato in onda circa due mesi dopo, offriva una prospettiva colta e approfondita sulla musica dell’epoca, distaccandosi così dai programmi per teenagers finalizzati invece a massimizzare l’impatto del suono e delle immagini.

Qui i Doors mettono in scena sei brani e sono protagonisti (prima dell’ultima canzone) di una intervista che coinvolge tutti i membri della formazione.

A conferma del taglio intellettuale dato a questa trasmissione, il conduttore non tratta tematiche comunemente toccate, ma spinge intelligentemente il discorso verso argomenti maggiormente complessi, come il ruolo dei musicisti nel mondo contemporaneo comparato a quello degli sciamani nelle comunità tribali.

Morrison ne è visibilmente compiaciuto, essendo chiamato a sostenere una conversazione stimolante e non connessa al suo mal sopportato ruolo di rockstar né alle recenti vicissitudini sperimentate sul palco di Miami.

Il batterista John Densmore racconta la fluidità che connota la nascita di improvvisazioni poetiche e strumentali durante i live della band (Morrison poco dopo descrive questo processo come un “fiume sonoro”).

Manzarek, invece, interviene sottolineando il senso di comunità che i concerti dei Doors suscitavano tra i giovani, augurandosi, inoltre, che questo legame mistico creato attorno ad un rituale musicale di gruppo possa riflettersi in una società più unita e solidale.

Tra le affermazioni da ricordare, raccolte in questa intervista, compare la previsione di Jim Morrison riguardo ad un futuro non troppo lontano nel quale la musica sarebbe stata composta da una sola persona senza l’ausilio di strumenti, ma solamente grazie a tecnologie elettroniche.

Una vera e propria profezia, di lì a trenta anni realmente verificatasi, a proposito delle modalità di produrre suoni che ancora oggi caratterizza la musica contemporanea.

Il frontman sfoggia un look totalmente differente rispetto all’ultima apparizione pubblica di Miami, risalente a due mesi prima, tanto da apparire praticamente irriconoscibile.

Abbigliato in una giacca di camoscio, visibilmente provato dall’abuso di alcool, nascosto da una lunga barba incolta e reso trasgressivamente sofisticato da un sigaro, egli inizia proprio in questo periodo la veloce discesa lungo il piano inclinato che terminerà due anni e due mesi dopo con la sua morte.

Anche il suo canto qui è mutato rispetto al passato: meno graffiante, voluttuoso e seducente, esso si basa ora su una ombrosa profondità, generando un’onda d’urto potente, nel cui riflusso si possono però scorgere gli spasmi interiori del genio sofferente.

La voce che possiamo ascoltare nelle sei tracce di questo speciale televisivo sembra interrogarsi sui propri vizi e sulle proprie virtù, evocando la solitudine data da un disorientante equilibrio tra arte e decadenza.

Ad aprire lo show è “Tell All The People”, composta da Krieger e pubblicata come singolo alcuni mesi dopo (nel giugno ‘69), per poi essere inclusa anche nell’LP “The Soft Parade” (nel luglio ’69).

Qui notiamo come gli ingombranti e pomposi fiati della versione su vinile scompaiano provvidenzialmente, sostituiti da prolungati accordi dell’organo elettrico di Manzarek (che suona anche la parte del basso con la mano sinistra sulla piccola tastiera chiamata Fender Rhodes Piano Bass).

Subito dopo, il gruppo procede con il medley “Alabama Song” / “Back Door Man”, entrambe tratte dal primo album (“The Doors, gennaio 1967).

Esse sono rese in linea con le molte performance che la band ne ha prodotto dal vivo negli anni precedenti, non brillando in questo caso per originalità, ma sortendo comunque un effetto notevole in termini di impatto e suggestione (soprattutto grazie alla parte canora di Morrison).

Il terzo brano è “Whishful Sinful” (ancora opera di Krieger), la quale era uscita come singolo un mese prima (marzo '69) delle riprese che stiamo analizzando.

Ancora una volta l’assenza di archi e fiati, pesantemente utilizzati nella traccia ufficiale, beneficia grandemente la canzone che in questo modo diviene più incisiva e meno artificiosa.

Abbiamo di fronte a noi una significativa testimonianza: l’unico esempio esistente di come “Wishful Sinful” sarebbe potuta essere se non fossero intervenute le maldestre sovraincisioni orchestrali.

Inoltre, il pezzo si distingue per un breve assolo di Manzarek che possiamo ascoltare solamente nella trasmissione di cui stiamo parlando, basato su suggestive variazioni della melodia principale della composizione.

La quinta canzone è uno dei tanti episodi creativi che Morrison condivide con gli altri membri della formazione nel 1969: “Build Me A Woman”, purtroppo (e incomprensibilmente) esclusa da “The Soft Parade”.

Le note blues di “Build Me A Woman” aprono subito la strada ad una reminiscenza del folle concerto di Miami. Morrison, infatti, inserisce due volte la parola “motherfucker” nel testo (in italiano “bastardo” o “figlio di…”), confermandosi ancora una volta all’avanguardia della provocazione nonostante i guai giudiziari iniziassero a provocare in lui forti disagi.

A questo punto la scaletta continua con la già citata intervista alla band, prima dell’ultimo brano: “The Soft Parade”.

Ancora inedita nell’aprile ‘69, la “title track” del disco omonimo viene lanciata nell’unica sua registrazione completa dal vivo disponibile.

Ad emergere nel lungo pezzo eseguito davanti alle telecamere del “Critique” è la vocalità di Morrison, aggressiva ed espressiva allo stesso tempo. Essa è qui ormai già sintonizzata sul timbro fosco e tagliente che ne veicolerà le cupe scintille nell’ultimo periodo della vita artistica del cantante.

Alla prova dei fatti, questo show contribuirà al rilancio dell’immagine dei Doors, i quali dopo alcuni concerti molto partecipati rientreranno in studio di registrazione già nell’autunno ’69 (per incidere l’LP “Morrison Hotel”.

Qui il link all’apparizione dei Doors nel programma con le canzoni citate e l’intervista.


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