JOHN DENSMORE: L’USO DEI “PRESS ROLLS” NELLA MUSICA DEI DOORS
Dopo avere
passato in rassegna il “Latin beat” usato dal batterista dei Doors John
Densmore al fine di speziare il ritmo di alcuni brani della band (qui il link all’articolo), prendiamo in considerazione un altro tratto distintivo
del suo suono: il “press roll”.
La tecnica
percussiva denominata “press roll” o “drum roll” viene applicata estesamente alla
batteria, più precisamente al tamburo rullante, fin dal diciannovesimo secolo.
Essa deriva originariamente dalle bande militari, dove veniva usata per dare il
ritmo alle marce dei soldati o per ammantare di un’aura drammatica e solenne le
fucilazioni.
A partire da questo
contesto il “rullo di tamburi” viene impiegato, nella seconda metà dell’800,
dalle bande di strada (“Marching bands”), che coloravano con la loro musica
semplice e festante le ricorrenze cittadine nel sud degli Stati Uniti.
Ancora un passo
avanti e ci troviamo nello scoppiettante mondo del Jazz (nato all’inizio del ‘900),
il quale annovera tra le sue componenti costitutive proprio le bande di strada
che suonavano durante feste e celebrazioni, pubbliche e private, a New Orleans.
Il rullo di
tamburi entra così a fare parte dell’idioma jazz, sebbene non venga ancora
definitivamente codificato come artificio ritmico a disposizione della
batteria.
A questo punto
del nostro percorso entra in scena uno tra i migliori e più rilevanti batteristi
jazz nella storia di questo entusiasmante genere: Art Blakey.
Egli inizia ad
usare i “press rolls” negli anni ’50 del ‘900, all’interno dello stile jazz
denominato Hard Bop, introducendoli ufficialmente nell’estetica jazz e
facendone un marchio di fabbrica della propria, fragorosa, modalità di
intendere la batteria.
I colpi
ravvicinati, progressivamente sempre più veloci e potenti, che le bacchette del
batterista imprimono sul tamburo rullante, creano un effetto di elettrizzante suspence
nell’ascoltatore. Un’attesa crescente che culmina in un vigoroso, indistinto ronzio,
risolvendosi in una secca chiusura ad effetto (solitamente sul piatto crash).
Per dare alcuni
esempi concreti di questo eccitante diversivo ritmico, consigliamo l’ascolto di
alcuni pezzi nei quali viene utilizzato da Art Blakey: “Moanin’”, registrata
nell’ottobre 1958, al min. 0.58 (qui il link) e “Free For All”,
registrata nel febbraio 1964, ai min. 0.33 e 0.44 (qui il link).
Da questa
autorevole fonte musicale, John Densmore prende ispirazione per inserire i “press
rolls” nei pattern ritmici che caratterizzano l’arte dei Doors.
Fortemente
interessato al jazz, come del resto lo erano anche gli altri componenti del
gruppo, il batterista non tarda ad accorgersi di come il “rullo di tamburi” possa
accordarsi perfettamente con le scenografie sonore che i Doors stavano
costruendo, in equilibrio tra musica rock e teatro, fin dalla prima metà del
1966.
Seguendo l’ordine
cronologico di pubblicazione, troviamo il primo “press roll” di Densmore già
nell’LP di esordio della formazione californiana (“The Doors”, registrato nell’agosto
1966) con “End Of The Night”, al min. 2.04.
Qui il tamburo
rullante marca enfaticamente l’imminente esplosione dell’ultimo, disperatamente
suggestivo, ritornello del brano, come una miccia che brucia rapida verso il
detonatore di un ordigno.
Anche nell’album
seguente, “Strange Days” (registrato nella primavera/estate 1967), il
batterista impiega il “press roll” in più di una occasione.
Ciò accade in
primo luogo nella traccia numero due di questo magnifico disco: “You’re Lost
Little Girl”.
In essa Densmore
conduce l’arrangiamento verso il ritornello per mezzo di un fantasioso rullo di
tamburi che trova il suo compimento in un sordo colpo di grancassa (ad esempio,
al min. 0.40. e 1.40).
Una trovata
creativa che ricorda un altro utilizzo tradizionale di questo espediente
percussivo: quello diffuso nei circhi fin dal diciannovesimo secolo.
Diverso è il caso
di “When The Music’s Over”, anch’essa contenuta in “Strange Days” come
straordinaria chiusura del disco.
La struttura
della composizione si sviluppa sotto forma di suite, denotando uno dei suoi
punti di massimo interesse nel protratto “press roll” che prelude all’urlo
selvaggio e straziante di Jim Morrison (ascolto dal min. 8.01 al min. 8.08).
Siamo di fronte a
un capolavoro, nel quale si incontrano teatro e rock con una forza plastica
difficilmente eguagliabile. Ciò è reso possibile anche grazie all’aumentare
della tensione sonora creata dal rullo di tamburi appena citato, il quale è realizzato
sul tom tom invece che sul tamburo rullante al fine di ottenere un suono più
sordo e scuro.
Nel novembre
1967, i Doors mettono su vinile un altro capitolo della loro inconfondibile
miscela di rock e teatro con un brano che sarà pubblicato come singolo nel
marzo del 1968 per poi finire sul loro terzo album “Waiting For The Sun” nel
luglio dello stesso anno: “The Unknown Soldier”.
Al centro di
questa memorabile canzone si trova la coraggiosa riproduzione di una
fucilazione, durante la quale gli strumenti tacciono ed effetti di studio simulano
un plotone di esecuzione che si appresta a sparare al condannato.
In questa intensa
e significativa scena sonora la batteria si tuffa in un “press roll”
estremamente realistico per interrompersi bruscamente e lasciare spazio agli
spari dei fucili (ascolto dal min. 1.21 al min. 1.31).
Fuoriuscendo
dalla forma canzone classica, la rivoluzionaria sezione centrale di “Unknown
Soldier” poggia sul “press roll” come elemento scenico principale, facendone rivivere
l’antico ruolo originario al servizio del rock di fine anni ’60.
Le diverse
ambientazioni nelle quali la batteria di Densmore si esprime con i “press rolls”,
ci permettono di apprezzare meglio la versatilità di questa tecnica nonché il profilo
suggestivamente espressivo che assume nella musica dei Doors.
Lungo la carriera
della band, altri pezzi saranno punteggiati da rulli di tamburi, talvolta più
evidenti, talvolta meno appariscenti, sia in studio che dal vivo.
In questo modo, il
batterista adatta una figura ritmica jazz al rock, sottolineando brevi passaggi
dal fascino appassionato che fondono, con saporita incisività, tradizione
musicale americana e innovazione.
P.S.: Il mio libro “The Doors Attraverso Strange Days” è uscito ed è disponibile su tutte le principali piattaforme. Il più completo viaggio mai fatto attraverso il secondo LP dei Doors. Di seguito qualche link:
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